TESTIMONIANZE DEI VOLONTARI

AVSF RACCONTATA DA CHI L’HA VISSUTA

Francesco, Italia

2015

FRANCESCO FOTO

Nepal:”La prima volta si va in Nepal per le sue montagne, la seconda si torna per la sua gente”. La prima volta sono andato in Nepal per un trekking, esperienza magnifica. Un anno dopo ho deciso di ritornare in quella terra che mi aveva cosi stregato per conoscere più a fondo le persone, gli usi e i costumi. Un esperienza di volontariato con dei bambini in un paese remoto e praticamente mai stato a contatto con il turismo: Questa è tikapur ed è proprio quello che cercavo. Siamo arrivati a tikapur dopo 15 ore di pullman, attraversano buona parte del Nepal. Dal primo momento in cui siamo entrati nella casa famiglia, fino a quando 25 giorni dopo ce ne siamo andati, è stato un susseguirsi di fantastiche emozioni. Durante i primi 10 giorni sono rimasti solo 8 bambini, abbiamo avuto la possibilità di conoscerli meglio e di vivere al massimo la loro quotidianità. Gli altri erano tornati dalle famiglie per le vacanze. Quando è riniziata la scuola eravamo ormai totalmente integrati nella loro vita, ogni giorno li accompagnavamo e li andavamo a prendere, li aiutavamo nei compiti e giocavamo tutti insieme. I bambini vivono serenamente e in quasi completa autogestione, spensierati e felici. Trasmettono emozioni in ogni istante senza accorgersene, per noi la loro vita è diversa, a volte facciamo fatica a comprenderla. Al rientro farete fatica a comprendere la vostra vita in Italia. Avere a che fare con bambini e staff di volontari senza frontiere non può far altro che riempirti il cuore di gioia. Inutile aggiungere che la partenza è stato un trauma. Consiglio un periodo di permanenza superiore ai 14 giorni. Ps: Ho appena ripreso un volo per il Nepal, non vedo l’ ora di tornare da loro.

Lucia, Italia

2015

LUCIA FOTO

Tikapur è un luogo, è una casa, è una famiglia, è un pezzettino di cuore.

L’esperienza a Tikapur è stata intensa, due settimane fatte di sorrisi, abbracci, giochi ed emozioni forti. I bambini che vivono nella casa sono una forza della natura, autonomi in tutto ma sempre attenti ai loro fratelli e alle loro sorelle. Entrando nella Children Home ci si toglie non solo le scarpe ma anche i pesi e le preoccupazioni inutili che si portano dietro; vivere in quella casa rivoluziona le nostre priorità, ci insegna a non dare nulla per scontato, ad accettare – a volte con fatica – il lento scorrere del tempo e ad apprezzarlo nella sua quotidiana semplicità.

Quando si arriva alla Children Home, stupisce la facilità con cui si viene accolti dai bambini e dallo staff, la voglia e la curiosità di conoscersi. Si viene travolti da un’onda di energia e gioia inaspettata: ci si sente subito a casa, nonostante la grande distanza.

Il progetto funziona molto bene, gestito dallo staff nepalese non cerca di “sradicare” i bambini dal contesto in cui si trovano e permette loro di studiare e crescere sereni.  Nelle due settimane a Tikapur, insieme ai ragazzi abbiamo giocato, abbiamo riparato i mobili di bambù e ci siamo divertiti a colorarli, abbiamo cucinato sel roti, li abbiamo accompagnati a scuola e abbiamo studiato con loro, siamo stati al tempio, abbiamo festeggiato il capodanno nepalese e abbiamo fatto lunghe passeggiate al tramonto; accompagnati dal direttore della Children Home abbiamo visitato alcuni villaggi dove AVSF ha avviato altri progetti e dove risiedono i tantissimi bambini che usufruiscono delle borse di studio del progetto. Ci si immerge in una realtà complessa, spesso amara, che a volte mi ha fatto sentire felice, altre volte molto triste, in cui però ho incontrato persone che hanno tanto da raccontare e da insegnare.

Due settimane non sono abbastanza per conoscere a fondo tutti i bambini e la loro storia, non sono abbastanza per imparare a vivere come loro, ma sono sufficienti per innamorarsi dei loro sorrisi, per scambiarsi sguardi che raccontano tutta una vita, per promettere di ritornare, per scoprire di avere ventisette fratellini e sorelline dall’altra parte del mondo e capire quanto semplice sia l’amore.

Namastè.

Marco, Italia

2015

MARCO FOTO

Febbraio 2015, una delle nostre mete, la TCH e i suoi ospiti…27 splendide canaglie! E’ pomeriggio a Tikapur e la distanza che mi separa da loro è ormai pochissima ma la voglia di conoscerli e vederli la fa sembrare lunghissima. Usciamo dalla guest-house, il primo tratto è asfaltato, dai mezzi che lo solcano e dai colori delle case che lo circondano si dipanano tanti occhi curiosi e affascinati dal nostro passaggio, sulla sinistra scorgiamo una mulattiera, capisco che siamo vicinissimi, ogni passo scandisce un’emozione sempre diversa, mi aspetto schiamazzi e risate ma nulla, eccola la Children Home i bimbi non ci sono stanno tornando da scuola…quando meno me lo aspetto sento ‘namasté Sir’…un brivido attraversa la mia schiena, sono loro che pian piano arrivano, i loro sguardi profondi e gioiosi si incontrano con il mio per un fugace istante, complici quell’innocente timidezza e tenerezza che hanno stabilito il primo contatto. In pochi attimi c’erano tutti e dopo una merenda e qualche gioco insieme il ghiaccio era rotto e li avevamo tutti addosso, a ciascuno il suo, con me c’erano i più tranquilli, con Giovanni i più scalmanati e con Sabina Denise Federica e Lucia c’erano le bimbe e le ragazze. In quei pochi giorni, che ricordo come tra i più belli della mia vita, il tempo non esisteva più e ogni bimbo aveva instaurato con noi un rapporto di confidenza assoluto nonostante le differenze culturali e linguistiche. Una cosa non dimenticherò mai e resterà sempre impressa nel mio cuore…a Tikapur in quei giorni c’era un Festival popolare molto importante, una sorta di Luna-park con tendoni, cibo, musica e ospiti locali di rilievo, portammo tutti i ragazzi a questa festa, c’era una regola ”non più di due giochi a testa”, erano felicissimi e con un ordine e un’educazione esemplari i ragazzi osservarono ogni nostro dettame, ma non fu questo a stupirmi. Una volta usciti dal Festival c’era una donnina che vendeva i palloncini, d’accordo con Saran, la loro tutor, li acquistammo per i più piccoli, appena consegnai i palloncini i bimbi scapparono e in men che non si dica erano spariti tutti, non capivo dov’ erano andati, mi voltai e non feci in tempo a chiederlo a Saran sicchè un attimo dopo mi accorsi di dove erano fuggiti, alcuni bimbi stavano lavando accuratamente i palloncini sotto a uno scroscio d’acqua, gli altri erano lì vicino e li stavano facendo gonfiare da un signore, quell’estremo gesto di rispetto nei riguardi di un piccolo oggetto e di chi glielo aveva donato mi ha fatto riflettere a lungo su quanto si può essere grati al mondo anche se non abbiamo nulla, perchè la riccheza maggiore risiede in noi e ad insegnarmelo sono state quelle piccole pesti che al più presto spero di riabbracciare.

Vanessa, Portogallo

VANESSA FOTO

Dall’ inizio in Nepal è stato un viaggio all’interno di me.

​Soprattutto per il paese che è e tutta la dimensione spirituale che coinvolge il paese.​

L’ho preparato e sono partita con l’idea di volere ricevere e dare da quelle persone e quei bambini il massimo possibile. Da parte mia portare​ una sorta di organizzazione percepita dall​’ Europa e ricevere da parte loro la parte emotiva e la connessione maggiore con la natura, che credevo persa da questa parte del mondo. Arrivare in Nepal, e specialmente a Tikapur, mi ha fatto da subito sentire che viaggiavo nel tempo. Essendo p​ortoghese e vedendo ​lo sviluppo del Portogallo con una velocità molto particolare un po’ diversa da que​llo dell’ Italia, ho visto e sentito uno stile di vita e organizzazione, si come risorse, in molto simile a quelle che ci raccontano i nostri​ genitori e i ​nonni. La connessione più profonda con la natura era vera nel tutto e mi sono lasciata assorbire.
Alla Tikapur Children Home mi sono sentita davvero a casa, l’accoglienza da parte dello staff e, principalmente, da parte dei bambini e giovani è stata fantastica – calda, vicina, disponibile, a braccia e sorriso aperte, piena di curiosità e condivisione.

​L’ inizio è stato difficile adattarmi alla cultura locale, essendo un paese piccolo e una cittadina molto connessa al campo e ai lavori nella terra, mi ha fatto sentire lo shock da chi abita in città. Oltre, essendo ragazza, l’attenzione a certi atteggiamenti, all’abbigliamento e alla postura della donna nella società è stato una grande sfida. Il bonus di essere bianca si è rivelato reale e concreto. Per il più delle volte ha fatto la gente avvicinarsi  e cercarmi per sapere come è la vita dalla parte di qua, che lingua si parla, che colori abbiamo, cosa indossiamo, cosa mangiamo – mi sono sentita quasi sempre una “star” e subito con questo mi sono resa conto delle grande differenze che esistono fra come guardiamo noi (occidentali) gli imm​igrati / stranieri e come siamo guardati di là – curiosità paura. Alla​ Tikapur Children Home​, con lo staff e con i bimbi ho imparato molto sul lavoro che facevo come volontaria: ho giocato , ballato, cantato, disegnato, ascoltato, abbracciato, ho vissuto il loro ritmo, imparato a piacermi e a mangiare i loro gusti, mi sono sentita dentro ad una cultura enorme e piena di sentiero. Ho sentito che facevo parte di una famiglia e che ero ascoltata come uno membro. All’interno della casa le dinamiche sono giusto così, come una grande famiglia. Il mio lavoro con lo staff è stato più di capacità tram​ite l’area della psicologia, offrendo supporto nella gestione di diverse problematiche fra bambini e fra lo staff.

Personalmente incentivo ognuno che pensi di andare a Tikapur per partecipare e dare il suo contributo nei progetti dell’associazione.

​È​ una struttura con una lunga storia che ha fatto un lavoro splendido su ​questo territorio, dove quasi nessun’altra associazione e grande ONG è ancora arrivata, dove importa MOLTO questo lavoro vicino alla popolazione, dove i soldi vengono gestiti bene e i progetti sviluppati sono pensati assieme alla popolazione locale.

AVSF mi ha fatto credere nel mio sogno, mi ha fatto credere che è  possibile una cooperazione sociale e internazionale efficace e effettiva! Grazie a Clau​dia e Silvia per tutto il supporto in loco, dove l’emozione a volte non cooperano tanto con noi ed è essenziale avere qualcuno vicino alla nostra realtà che ci stia vicino per due chiacchere. Grazie a tutto lo staff di AVSF Italia per l’accoglienza e preparazione pre-partenza si come assistenza quando bisogno e finalmente grazie a tutto lo staff VWF in Nepal per tutto il supporto e accoglienza. Ho vinto una nuova casa, una nuova famiglia e un nuovo posto per andare nei sogni.

Tullio, Italia

2014

TULLIO FOTO

Nepal: Never Ending Peace And Love. Appresi il significato dell’acronimo N.E.P.A.L. da una guida nepalese che condivise con me, assieme ad altre due persone, l’esperienza di un avventuroso tragitto a cavallo attraverso i boschi che separano la città di Lukla, base di partenza per il trekking verso l’Everest, fino alla valle. E seppur questo appellativo non dovesse corrispondere al vero è del tutto certo che, per quanto riguarda la mia esperienza, il Nepal è davvero stato il Paese dove ho imparato a sentire la pace e ad amare con nuovi occhi. Dalla valle di Kathmandu alle poderose vette dell’Himalaya, attraversando i meravigliosi villaggi montani sino a scorgere il tetto del mondo, dal lago Pokara fino a Tikapur, una delle zone più arretrate del Paese, in ogni angolo in cui sono stato ho incontrato un popolo veramente “Umano”, una cultura profondamente immersa in uno spiritualismo religioso dove il bello sta anche nel brutto e il buono sta anche nel cattivo, dove la loro serenità è data da uno stato di coscienza e consapevolezza del loro “essere” assai più avanzato rispetto a quello di chi viene da quel mondo non appropriatamente definito “primo mondo”. Come quasi tutti il mio vagabondaggio in Asia è iniziato come ricerca personale, come scoperta del mondo, della gente diversa da me che ha usi e costumi differenti, e come spesso accade mai avevo pensato di finire in quei posti, ma alla fine capitai lì dove in realtà avevo bisogno di essere. In viaggi come questi è quasi scontato dire che si cambia nel modo più profondo, perché cambiano gli occhi con cui vedevamo il mondo. Per me questo cambio di prospettiva iniziò durante i venti giorni di volontariato trascorsi nella Tikapur Children Home, in questo villaggio lontano, afoso, caldo, polveroso, dove il mezzo di trasporto più comune è la bicicletta o il carro trainato dai buoi, dove esiste ancora il mestiere dello “spaccapietre”, dove l’acqua si tira su da pompe a leva conficcate nel terreno e dove i bambini per divertirsi non hanno altro che la loro fantasia e tanta voglia di ridere e giocare. Un posto povero sì, ma ricco nell’anima. La TCH è dove ho condiviso il mio ventottesimo compleanno con tutti i bambini, i ragazzi e lo staff, è una famiglia composta da tanti fratelli e sorelle, ognuno con le proprie tristi storie alle spalle, ognuno con i propri sogni per il futuro, e rappresenta per me un grande miracolo di solidarietà umana, un’oasi di pace per quei bambini innocenti che non meritano l’indifferenza del mondo. Per questo, concludendo, il mio grazie finale lo rivolgo alla Associazione Volontari Senza Frontiere che ha realizzato questo miracolo.

Con l’augurio di poter contribuire sempre di più!

Alice, Italia

2013

ALICE FOTO

Cerco di raccontare la mia esperienza, ben cosciente della difficoltà di far trasparire tutte quelle emozioni che solo un’esperienza e una terra magnifica come quella nepalese può trasmetterci.

Credo che per tutti, quando arrivano a Tikapur, il primo pensiero sia “cosa ci faccio qui?”.

Così è stata la prima volta che ho messo piede in Nepal assieme ad altri volontari ma così è stata anche la seconda volta che ho deciso di ripetere questa grande esperienza da sola.

Il primo impatto è stato di grande confusione, ho avuto bisogno di qualche giorno per realizzare la realtà nella quale mi trovavo, capire quali fossero le attività preponderanti e in quale ruolo potevo dare il mio contributo.

Non appena mi sono sistemata le cose hanno cominciato ad andare per il verso giusto. Vivevo in un camera della casa del direttore, Uttam Sir, della “Tikapur Chidren Home”; fin dall’inizio la convivenza con persone differenti dal punto di vista culturale e religioso è risultata essere facile e stimolante; tutto ciò era facilitato dalla presenza della famiglia di quest’ultimo, che ha svolto un ruolo fondamentale per farmi integrare al meglio con le persone del posto.

In genere la mattina andavamo nei cinque villaggi che sosteniamo a conoscere le famiglie dei bambini che ospitano la TCH e i bambini che ricevono la borsa di studio dall’associazione, mentre al pomeriggio mi dedicavo pienamente ai piccoli per le varie attività.

La TCH è un posto unico, allegro e credo sia il posto perfetto per delle piccole creature, poiché si viene travolti da un vortice di energia e gioia, quasi indescrivibile a parole.

Ho avuto la grande fortuna di vivere la Tikapur Children Home nelle due feste più sentite in Nepal, Dashain e Tihar, dove un mix di emozioni ti coinvolgono e vanno dritte al cuore, molto difficili da dimenticare.

Tutto lo staff ha dei compiti ben precisi e i bambini sono molto educati e soprattutto, cosa più importanti, sono contenti della vita, il loro sorriso è forse la cosa fondamentale che spunta tra le mura della TCH.

Il capitolo dei cinque villaggi Muktakamaya è un capitolo a se, pur avendo già visto i vari luoghi in marzo assieme agli altri volontari e a Grazia Beva; l’impatto è sempre molto forte, sembra di ritornare indietro nel tempo.

Nelle ultime settimane del mio soggiorno, con il direttore Uttam ho potuto assistere all’installazione di dieci pompe dell’acqua nel villaggio di Ektanagar e dieci nel villaggio di Shivanagar.

Vedere la soddisfazione nei volti delle persone che con queste opere migliorano la qualità della loro vita è stato molto appagante.

Oggi a distanza di diverso tempo dal mio ritorno dal Nepal mi ritrovo a guardare le foto ogni giorno, pensando a quanto questa esperienza mi abbia aiutato a ridare forma alle mie priorità e al modo in cui spesso per abitudine o routine, sono abituata a percepire la realtà che vivo qui in Italia.

Descrivere questa esperienza nei dettagli è difficile e penso mi ci vorrebbero molte pagine e ancora credo non riuscirei a trasmettere quello che ho vissuto.

Non posso far altro che ringraziare AVSF per tutto l’impegno e la dedizione che ci mette per migliorare un paese che mi ha fatto innamorare, e cosa ancor più bella è sapere di avere una vera e propria famiglia dall’altra parte del mondo.

Giorgio, Italia

Aprile 2014

tika

Sono Giorgio e ho 32 anni. In passato ho studiato e lavorato come interior design, da un anno è iniziata la mia seconda vita e collaboro nella gestione di un rifugio d’alta montagna nella zona del Monte Bianco.

Tutto è iniziato con una telefonata di Giampaolo, conosciuto da poco proprio in rifugio:

“se ti dicessi Nepal???”

Conto fino a cinque per inquadrare la situazione e…

“ Ok prenotiamo!”

“Guarda ci sarebbe anche un progetto di volontariato con cui collaborare cosa ne pensi?”

Sono un pò allergico a questo tipo di cose (come del resto Giampaolo) ma dopo un breve scambio di mail con la ragazza responsabile, una certa Claudia, capiamo che la ragazza in questione è in gambissima, disponibile a dissolvere i nostri dubbi e per di più simpatica!

Adesso è un SI carico al 100%.

Tikapur… Aver attraversato il Nepal in pulman, per raggiungere questa piccola cittadina nel profondo Terai e aver visto anche le zone di montagna poi, ti da già un idea di cosa sia veramente il Nepal!

Oltre alle montagne Himalayane alle colline e alle pianure, i colori, gli odori, i claxon e il caos della città e i canti degli uccelli nei grandi parchi nepalesi, le religioni, il turismo, la politica socio-economica apparentemente inesistente, la corruzione delle istituzioni, le infrastrutture fatiscenti o in costruzione da decenni, le popolazioni e conseguenti storie e culture con origini differenti (se dai alcune informazioni ad un nepalese delle montagne, sulle condizioni di vita o sui meccanismi delle caste, presenti nel Terai occidentale stenta a crederci. Se poi chiedi se abbiano mai visitato le zone la risposta è sempre: “no no fa troppo caldo per me in Terai” hahaha), la ruralità e il progresso che per lo più porta solo i lati negativi della cosa, India da una parte e Cina dall’altra, entrambi con interessi differenti. Bene, sbatti tutto in un calderone agita forte e ne salterà fuori un bambino sorridente con la t-shirt “I love Nepal”!

Abbiamo dato carta bianca a Claudia su quello che avremmo potuto fare alla children home ma abbiamo una buona manualità e ce la cavicchiamo con le macchine fotografiche, così l’idea è stata quella di dipingere la facciata della palazzina, sistemare qualche angolo scrostato, mettere giù un progettino e relativo preventivo di massima per una tettoia da installare di fronte alla cucina, fare un pò di foto e quello che veniva in più era ben gradito.

I bambini vengono, chi più e chi meno, da storie molto difficili e prima di partire non sapevo bene come sarebbe stato ropportarsi con loro, in più il mio inglese è limitatissimo e pensavo d’aver problemi riguardanti la comunicazione! Abbandonate qualsiasi dubbio. Voi metteteci un pò di “nepal-bergamasco”, di spirito d’adattamento e i bambini con la loro semplicità e spontaneità faranno il resto. Come in tutte le cose nella vita la parte più difficile è sempre avvicinarsi e aprire la porta verso gli altri, poi tutto viene facile!

L’impatto è stato buono e dopo aver fatto conoscenza con il personale, con Cristina (una ragazza di Torino già sul posto da un mesetto per un progetto d’insegnamento d’inglese ai maestri della scuola) e i bambini, ci siamo messi subito al lavoro, anche perchè il tempo a nostra disposizione era poco! Grazie anche ai consigli di Cristina e Claudia, abbiamo cercato di coinvolgere i bambini e il personale, così tutto è venuto facile e veloce, sia il lavoro fine a se stesso che lo stabilire un rapporto con i bambini e con il personale. Inutile dire che son tutte persone che ti entrano nel cuore. Oltre al lavoro nella children home, abbiamo avuto l’opportunità di visitare un villaggio dove è presente l’associazione con un progetto agricolo che prevede l’installazione di pompe per l’acqua e dove abbiamo potuto renderci conto di quante siano le cose che potenzialmente ci sarebbero da fare se pur complicate. Il 14 aprile, abbiamo pure festeggiato l’arrivo del 2071 con tutti i bimbi della scuola nel parco di Tikapur sulle sponde del fiume! Altra esperienza forte e indimenticabile! Il tempo è volato e dopo aver costruito e regalato ai bambini un’altalena è arrivato il momento di rientrare a Kathmandu.

Abbiamo fatto poco ma qualcosa è rimasto (soprattutto in noi) e chissà che prima o poi avremo la possibilità di tornare. I lavori che potenzialmente ci sarebbero da fare sono parecchi, la tettoia aspetta che qualcuno la tiri in piedi e ad esempio i servizi all’ultimo piano sarebbero da sistemare e riattivare!

Come dicevo l’esperienze e le persone conosciute ti entrano velocemente nel cuore e quando arriva il momento della partenza te lo prendono e strizzano il cuore!

Grazie all’associazione, a Claudia e a chi ha condiviso con me una così ricca esperienza!

 

 

Giampaolo, Italia

Aprile 2014

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Mi chiamo Giampaolo, laureato in Farmacia. Ho voluto fare questa esperienza perché sentivo che mancava qualcosa. Volevo visitare una cultura lontana, in maniera completa, vedere quello che non si legge sulle Lonely Planet e perché no, fare anche del bene e lasciare un buon ricordo di me. Il Nepal per una serie di coincidenze: già dalle prime mail organizzative avevo capito che Claudia era una persona squisita, e quindi ciò che era un ipotesi si è realizzata in breve. L’esperienza giù nel vero Nepal di Tikapur è stata bellissima, ricca, io non ci so fare molto coi bimbi, sono uno piu per pala e piccone, ma loro ci hanno saputo fare con me. Bambini meravigliosi sempre sorridenti e pronti a rimboccarsi le maniche per rendersi utili, alcuni momenti passati con loro sono ormai ricordi indelebili nella mia memoria. Credo di aver imparato più io da loro che viceversa. Questa esperienza che seppur sia stata breve (troppo breve) me la porterò per sempre nel cuore, sono sempre stato scettico riguardo al volontariato in paesi lontani (chiedete a mio padre), però il mio consiglio è di prendere e partire soprattutto se siete scettici… il mio unico rammarico è di non aver avuto abbastanza tempo e non essermi portato un flessibile nello zaino (una tettoia sta aspettando di esser costruita).

Stefania, Italia

Dicembre 2013

Stefania con lo staff durante le visite alle famiglie beneficiarie nei villaggi

Stefania con lo staff durante le visite alle famiglie beneficiarie nei villaggi

Sono partita dall’Italia con il solo intento di viaggiare, scoprire questo paese, senza piani ne programmi. Proprio per questo l’esperienza che ho vissuto è stata ancora più bella!

Conoscere per caso Miss Claudia, con lei l’associazione  e di conseguenza il progetto della children home in Tikapur è stata, per le mie esperienze personali di vita, una delle più belle conoscenze.
Quando ho preso conoscenza del progetto di tkp a ktm mi sono detta perché non provare…essendo alla mia prima esperienza avevo preso accordi per rimanere non più di 2 settimane (anche perché non sapevo come me la sarei cavata e a che cosa andavo incontro), ma alla fine i giorni sono diventati quasi un mese intero e andare via di li non è stato facile, lasciare i ragazzi e tutto l’entourage, anche perché non mi sono sentita una semplice volontaria ma un membro di una grande, chiassosa, disordinata ma meravigliosa allargata famiglia!
Per mia scelta personale ho chiesto di poter dormire in Home così ho vissuto appieno con i ragazzi. Devo ammettere che da una parte è stata dura, perché vivono proprio al ritmo del sole ( sveglia alle prime luci dell’alba e nanna poco dopo il calar del sole) e per noi occidentali è un po’ difficile abituarsi ma preso il ritmo…..è stata una bellissima idea, ho potuto capire a pieno come si svolge la loro quotidianità, dividere con loro le “difficoltà” quotidiane, ciaina line ciaina pani,turni per lavarsi, mangiare ( anche se i ragazzi con il massimo rispetto per me cercavano, invano, di lasciarmi il posto) o fare il bucato e guardando loro ho appreso molti trucchetti, a casa si usa la comoda lavatrice.
L’aspetto che mi ha colpito è che ho potuto toccare in prima persona e non come mi è sempre capitato tramite media o mezzi di comunicazione, realtà di vita completamente diverse, quando drammatiche o tristi eppure l’ambiente e i ragazzi non hanno perso la propria allegria! E questo grazie a tutti voi, all’associazione, a Miss Claudia, ai dipendenti della Home, ai volontari e da oggi spero grazie anche a me.
Aspetto più divertente dei primi giorni è stato imparare i nomi, e credetemi di 26 ragazzi non è affatto facile, ma nel giro di pochi giorni e dopo un sacco di risate per la mia pronuncia la missione si è compiuta! E riuscirli a chiamare per nome è stato un punto in più!!
Oltre all’esperienza in Home, ho potuto assistere alla realizzazione di un campo medico in uno dei villaggi supportati dall’associazione e anche qui organizzazione gestita in maniera grandiosa  e esperienza unica!
Questo periodo mi sono sentita veramente utile per qualcuno ed è una sensazione bellissima! Grazie grazie per questa meravigliosa esperienza e opportunità.

Posso solo ringraziavi per tutto quello che fate e che riuscite a dare e che mi avete personalmente dato. Grazie
Stefania D’amico

Valeria, Italia

Aprile-Maggio 2013

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Ritornare a Tikapur dopo quattro anni dal mio primo soggiorno è stata un’esperienza carica di significato. La prima volta che sono giunta in questa cittadina era il 2009, appena tre anni dopo la fine della guerra civile. Dopo aver portato a termine la mia prima visita, ho cercato l’occasione giusta per tornare in quel piccolo pezzetto di mondo. L’opportunità si è offerta quest’anno, quando ho deciso di utilizzare il caso del Nepal per scrivere la mia tesi di master sul land management nei processi di state-building. Oltre alla ricerca, mi sono messa a disposizione come volontaria per dare una mano nei diversi progetti di AVSF.

A quattro anni di distanza, molte sono le cose che sono cambiate, e all’inizio ho fatto davvero fatica a riconoscere la Tikapur che avevo lasciato. La città sta crescendo a ritmo impressionante. Scuole, banche e attività commerciali spuntano come funghi. Purtroppo la situazione nei villaggi che AVSF supporta rimane ancora fragile, anche se qualche miglioramento c’è stato. Alcune famiglie sono riuscite a migliorare la propria situazione, ma la grande maggioranza vive ancora in condizioni di forte disagio socio-economico.

Durante questo mio secondo soggiorno, ho avuto la possibilità di collaborare alla realizzazione del primo campo medico nel villaggio di Ektanagar. Questo tipo di attività verrà portata avanti per un anno, e a rotazione toccherà tutti i villaggi beneficiari e i bambini della children home. Le attività dell’health camp sono state ben coordinate dallo staff locale, e il primo campo medico ci ha dato la possibilità di capire come migliorare le attività in modo da offrire il miglior servizio possibile ai bambini beneficiari del sostegno di AVSF. I bambini che frequentano la scuola del villaggio sono stati visitati da due para-medici e il medico dell’ospedale di Tikapur. In caso di bisogno, sono state loro fornite le medicine che avevamo comprato nei giorni precedenti. Poiché molte famiglie non si possono permettere il costo di medicine e di visite mediche all’ospedale di Tikapur, questo tipo di attività si rivela molto utile in questi villaggi. Inoltre i campi medici offrono un buon mezzo per raccogliere informazioni sui bambini e le loro famiglie, in modo da migliorare la comprensione delle condizioni di vita e problemi esistenti in queste comunità.

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Valeria durante le interviste nel villaggio di Shivanagar

Oltre all’organizzazione dell’health camp, ho visitato su base giornaliera i bambini della children home. Molti di loro sono gli stessi che ho conosciuto quattro anni fa. Sono cresciuti moltissimo, ed è stato un piacere poterli rivedere dopo tanto tempo. Alcuni invece hanno terminato il loro percorso e lasciato la struttura. Ho comunque potuto incontrare alcuni di loro che vivono tutt’ora a Tikapur, e l’affetto che continua a tenerli legati alla children home mi ha dato un’importante misura dell’importanza di questa attività per questi ragazzi. Oltre alle mie vecchie conoscenze, ho avuto il piacere di conoscere i bambini che sono entrati nella CH in questi anni, e ho infine assistito all’ingresso dei nuovi studenti. Sono arrivati, nell’ordine, Kalpana (soprannominata Kalu), Khrisna, Arjun e Jagat. Kalpana e Khrisna sono bambini estremamente socievoli, e si sono adattati immediatamente al nuovo ambiente. Arjun è invece assai timido e all’inizio rimaneva sempre in disparte. I bambini più grandi hanno sin da subito cercato di coinvolgerlo nelle loro attività, e l’hanno seguito con costanza nei compiti. Non l’hanno mai lasciato solo, e in pochi giorni ho potuto notare un enorme miglioramento. Dopo una settimana dal suo arrivo, ho organizzato una giornata in piscina. In quest’occasione ho visto larghi sorrisi e vere e proprie risate sul suo volto, e una crescente complicità con gli altri bambini della CH. La giornata in piscina è stata anche un’ottima occasione per Jagat, l’ultimo arrivato, di integrarsi al gruppo. Sono rimasta colpita dallo spirito di fratellanza che unisce i bambini della children home. Tutti si danno una mano a vicenda, e nessuno viene escluso o messo da parte. I ragazzi più grandi si prendono cura dei più piccoli, e all’interno della struttura si respira uno spirito di amicizia e affetto.

Infine, ho speso molto tempo nelle comunità di mukta kamaiya e sukumbasi tra cui vi sono i beneficiari dell’intervento di AVSF. Il supporto dato a queste comunità sta facendo pian piano la differenza. Grazie alle borse di studio fornite da AVSF, molti bambini hanno la possibilità di ottenere un’educazione, sia nelle scuole dei villaggi, sia in quelle di Tikapur. Questo tipo di sostegno è fondamentale, e dà la possibilità a questi bambini di ottenere un’istruzione e migliorare nel prossimo futuro, la situazione socio-economica delle loro famiglie.

Questo mio secondo soggiorno a Tikapur è stato pieno di piccoli e grandi incontri ed esperienze. Sono molto grata ad AVSF per avermi dato l’opportunità di dare una mano ai progetti che sta portando avanti ormai da anni con impegno e tanta dedizione. A questo punto si riapre la caccia alla prossima “scusa” che mi riporterà ancora una volta in questa piccola cittadina del sud-ovest nepalese….

Nuno, Portogallo

novembre 2012

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Nuno durante le lezioni di matematica alla TCH

“Never in my life, I thought that would be so nice to wake up at 6 a.m.! That’s the best way to describe how much I enjoyed my 3 weeks of volunteer work in Tikapur children’s home. I spent most of my time with my new amazing brothers and sisters having the chance to know them better.      I also had the opportunity to come down from the Hymalaias and experience real Nepal.      Tikapur children’s home became my home and the children and the staff my family. Whenever I went out for the day I was always greeted with a warm welcome on my return. Teaching maths to my younger brothers and all the other nepalese students was an unforgetable experience. From the start of the lesson till the end, children always show a big will to learn and how grateful they are for the help and support that you give them. I hope that they learned something from me :-), because I learned a lot with them!      HUGE THANK YOU to Claudia Maistrello (for all your help and to make a dream come true) and to Associazone Voluntari Senza Frontiere.      Volunteering is rewarding and inspiring” Nuno Sousa

 Ana, Nieves e  Johanna, Spagna

“Las Artistas Viajeras”

settembre 2012

Ana termina i lavori di decorazione nei corridoi della TCH

Ana termina i lavori di decorazione nei corridoi della TCH

 

Johanna pronta a partire per Ektanagar

Johanna pronta a partire per Ektanagar

Nieves impegnata in danze tribali con le maschere preparate dagli studenti della classe 4° e 5° della scuola di Ektanagar

Nieves impegnata in danze tribali con le maschere preparate dagli studenti della classe 4° e 5° della scuola di Ektanagar

 DIARIO DE JOHANNA

miércoles 12 de septiembre Viaje en autobús, Claudia y Kamal nos recogen. Ducha en su casa. Ellos nos explican los detalles de la situación y lo que podríamos hacer. Brainstorming.. Recibimiento de los niños con pequeños ramos de flores de cada uno. Es muy bonito, muchas sonrisas. Cena en el hotel. Desarrollamos más ideas juntas. jueves 13 de septiembre Recibimiento con el director y su ayudante, tomamos té. Compramos los materiales con Uttam Sir (el director). Divertido con la moto. Aquí sobre las motos a veces montan hasta cinco personas a la vez. Vamos a la aldea para conocer allí también a los profesores y al director. Otra vez té. Hay que esperar mucho, porque primero tienen que hacer fuego. Hace mucho calor. viernes 14 de septiembre Primer día en la escuela. Dirijo el proyecto de retratos. Hablamos primero y les dejo hacerse entrevistas con la ayuda de Kamal, traductor a Nepali. Los niños no se retratan a si mismos sino a un amigo. Con un niño -de las parejas formadas- de pié en la escalera, dibujan su silueta. Queda bastante abstracto, luego lo rellenan con el color preferido de su compañero/a. También pintan un símbolo que le representa. Al final dibujan los ojos, la nariz y la boca en color blanco. Funciona muy bien, ellos están motivados y trabajan con ganas. sábado 15 de septiembre Día en la escalera. Este grupo es más complicado. Algunos no escuchan, algunos otros quieren de símbolo un arma, cosa que les prohíbo. Tienen que buscar algo que no sea bélico. Lo hacen y al final trabajan bien y acaban el retrato de sus amigos. domingo 16 de septiembre Estuvimos en una de las aldeas. Mucha pobreza. Los niños no tienen suficiente agua para limpiarse. Aún así son muy alegres. Primero aprendemos los nombres, saludándonos con movimientos Hicimos un baile y después máscaras imaginativas con ellos. Algo difícil por el idioma. Nuestros traductores muy bien. Al final cada niño tiene su máscara. Hacemos un baile con los monstruos-máscaras. Los niños muy contentos y su profesora una mujer muy maja! Nosotras agotadas, el calor, el no parar… lunes 17 de septiembre free martes 18 de septiembre Ultimo día en la escalera. Grupo 3. La muy pequeñita Anamika pinta a otra niña muy alta. So sweet! Sale muy bien, ya sabían más o menos de que se trata. Este grupo es muy divertido. Los chicos quieren mostrar su fuerza con los símbolos. Las niñas dicen que lo mejor  que saben hacer es pensar. ¡Estupendo! Fiesta cumple mío de sorpresa. Me quedo muy emocionada. Pasteles, globos y bailes. Cada niño me da un dibujo con felicitaciones, casi lloro, son preciosos, muy bonitos. El director se anima también a bailar conmigo. ¡¡Gracias Claudia y todos y todas!! miércoles 19 de septiembre Despedida final. Jugamos a Santa Claus y les damos la ropa y regalos que hemos traído. Flores, guirnaldas de flores, una cola de despedida de niños estupendos, educados, divertidos, distintos con sus caras abiertas y frágiles, sus miradas profundas, que no desvían, quieren conocerte. Deseo mucho, que les vaya bien, que sigan cuidándoles! De nuevo muchas gracias a los niños del Children Home, que nos han enseñado mucho y a Claudia acogiéndonos  en su casa con ternura.

Le volontarie con lo staff di AVSF e VWF

Le volontarie con lo staff di AVSF e VWF

DIARIO DE NIEVES

miércoles 12 de septiembre Al bajar del autobús aparece la cara de Claudia. Qué placer verla! Nos abrazamos y rápidamente, tras las presentaciones, a coger otro autobús para llegar a Tikapur. Claudia nos cuenta y nos cuenta. Durante la cena nos cuenta y nos cuenta. En su casa nos cuenta y nos cuenta. Hablamos de cómo plantear los trabajos con los niños y miles de cosas más. Vamos a la cas a conocer a los niños, es una maravilla como nos saludan, todos tienen un ramo de florecillas para cada una de nosotras. No me caben en las manos. Ha sido precioso, muy emocionante, Voy a la cama agotada con tantas cosas que han pasado en el día. jueves 13 de septiembre Día de organización, compra de materiales, definir el trabajo en los diferentes espacios de la casa… Visita a dos aldeas donde vamos a realizar un talles con los niños de la escuela. Todo va muy rápido, una cosa sucede a la otra. En la noche no puedo dormir pensando y asimilando todo lo vivido en el día. Todo es muy emocionante. viernes 14 de septiembre Primer día de trabajo con los niños de la casa. Están timidos pero me encanta ver sus caritas con los ojos muy abiertos. Realizamos unas estrellas con papel y tijeras, me resulta muy gracioso pues, su sorpresa es tan grande que aplauden. El trabajo en mi sala no avanza mucho pues mi grupo se tiene que ir a hacer unas cosas fuera. Me quedo un poco preocupada. sábado 15 de septiembre Este día trabajamos duro, por la mañana con un grupo y por la tarde con otro. Los niños son muy educados y disciplinados. Ya tenemos algo de confianza y se crean momentos muy bonitos, se atreven a cogerte la mano. La pena es no poder hablar su idioma para comunicar más, aunque la verdad es que no son necesarias las palabras, nos hablamos con todo el resto del cuerpo. El trabajo avanza y eso me pone contenta pero, sobretodo. me gusta ver a los niños felices. domingo 16 de septiembre Hoy vamos a una aldea para realizar un taller de máscaras. Se trabaja con los dos grupos que teníamos pensado en el mismo día pues no tienen clase al día siguiente. El trabajo de movimientos y baile lo realizamos en circulo, los muchachos responden fenomenal. Comienza el trabajo de la máscaras, los niños se quedan un poco parados y parece que el trabajo no fluye. Poco a poco se va animando el ambiente, a pesar del calor tan brutal que hace. Algunos niños casi no saben usar las tijeras. Pienso que para muchos de ellos es la primera vez que usan pinturas al agua y un pincel. Esto me hace darme cuenta de donde estoy, me hace ser consciente de lo poco que tienen. Las máscaras salen genial, preciosas, muy creativas. El baile final con ellos muy divertido. No quieren irse. Las ponemos todas en el suelo y las vamos viendo. Nos despedimos y finalmente se van. Estoy feliz y satisfecha con el trabajo. lunes 17 de septiembre Día de descanso, un poco de tiempo para poder escribir este diario y para pasear por el pueblo. Lo necesitaba pues todo está siendo muy intenso y agotador. martes 18 de septiembre Hoy último día de trabajo con los niños, queremos dejar terminados todos los trabajos. !!MANO A LA OBRA!! Todo fluye y a la hora de comer está muy avanzado. Tras la comida hacemos las estrellas para el techo con papales de colores, todos hacen una, incluidos Uttam, Claudia y nosotras. También realizamos el trabajo de manos en el pasillo. Toda la casa está quedando preciosa, muy alegre. Estamos todos compinchados para la fiesta sorpresa de Johanna, hoy es su cumpleaños. Se fue a casa a cambiar y al llegar a la casa todos los niños tienen sus caras pintadas y le han realizado un dibujo. Comemos dulces, bailamos y explotan todos los globos. Ha salido preciosa, lo hemos pasado fenomenal. Pienso que para Johanna ha sido un cumpleaños muy especial. miércoles 19 de septiembre Último día, vamos repartir toda la ropa y zapatos que trajimos. es la despedida. Siento pena. Un torbellino de ideas, caritas, manos, colores, trabajo, pinceles, niños, olores,… me llevo en el corazón. Ha sido una experiencia increíble, eso que todavía estoy aquí. Cuando ya pase un tiempo y este en mi pais todo lo vivido se agrandará. Espero haber dado algo a todos estos niños pues yo me voy PLENA y LLENA. Se lo recomiendo a todo el mundo. Gracias a los niños, a Claudia y a la organización por  esta vivencia tan especial.

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