VOLONTARI SENZA FRONTIERE

Associazione No Profit – ONLUS

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Chi siamo

CHI E’ AVSF

Siamo un’associazione Onlus riconosciuta dalla Regione nata 10 anni fa da un gruppo di volontari di Nole e dell’area del Torinese, accomunati dal desideria di partecipare concretamente alla realizzazione di attività che favorissero lo sviluppo nei paesi più poveri, il Nepal è il paese in cui sono concentrati i nostri interventi e qui siamo riconosciuti come ONG internazionale dal 2003, con un accordo con il locale Ministero del Welfare.
L’associazione si compone di un network di 200 famiglie che ogni anno decidono di destinare parte del loro reddito a progetti per la solidarietà internazionale. Lavora con volontari, in Italia e all’estero, che mettono a disposizione tempo, competenze ed entusiasmo con il sogno di contribuire, nel loro piccolo, ad un processo di cambiamento sociale che coinvolga insieme il paese beneficiario degli aiuti e l’Italia.

L’AREA DEL NOSTRO INTERVENTO

Il Terai

Il Terai é uno stretto lembo di terra pianeggiante e fertile che collega il Nepal all´India. Quasi la metá dei nepalesi vive in questo territorio per le piú favorevoli condizioni climatiche, per la presenza di terra piú facilmente coltivabile e per la vicinanza con l´India che permette migliori sbocchi commerciali e una piú facile migrazione per lavori stagionali nel sub-continente.

In poco meno di 20 anni la popolazione del Terai e quasi raddoppiata passando da 6.5 milioni nel 1981 a 11.2 milioni nel 2001. Questa pressione demografica ha determinato importanti cambiamenti nella geografia etnica ed economica dell´area e, in alcuni casi, ne ha anche compromesso la stabilitá politica.

Di fatto é oggi questa la parte del Nepal che presenta i piú alti livelli di conflitto sociale tra coloro che si considerano i primi abitanti del posto (adibasi) e coloro che invece sono migrati dalle colline (pahari). Variegata é peró la presenza etnica in queste pianure e ogni classificazione delle diverse popolazioni risulta estremamente ardua. Per questa ragione il Terai deve essere considerato un insieme etorogeneo di persone, gruppi etnici e regionali non raggruppabili in categorie generali.

Il Kailali

Una delle regioni piú occidentali del Terai, il Kailali, é soprattutto abitato da Tharu e da migranti provenienti dai vicini distretti collinari di Acham, Doti, Surkhet, Dadeldhura, Jumla. Come nel resto del Terai, la popolazione del Kailali é raddoppiata nel corso degli ultimi 20 anni arrivando quasi a 700.000 persone. Questo ha creato notevoli pressioni sulla terra come verrá spiegato meglio piú avanti. La grande maggioranza delle persone vive di agricoltura. Nessuna industria é presente nell´area e solo nelle cittá piú grandi esistono negozi e attivitá legate al commercio.

L´area tutta é stata colpita profondamente dal periodo della guerra civile. I villaggi vicini ai maggiori centri urbani (Dhangadi e Tikapur) erano spesso rastrellati dall´esercito Nepalese in cerca di spalleggiatori dei maoisti o dei maoisti stessi. Mentre diverse sono le bombe di matrice maoista esplose nella cittá di Tikapur e presso le sedi di tutti i municipi dei villaggi piú remoti. Nessun ufficio pubblico é rimasto incolume dal passagio della Guerra civile, e in piú, sono molte le persone che in maniera diretta o indiretta hanno sofferto o stanno soffrendo di traumi e problemi legati al conflitto.

Tikapur

Il conflitto sociale

Tikapur, la città dell´intervento, é abitata per lo più da persone provenienti dal vicino distretto collinare di Acham (60%). Intorno, nei villaggi subito a ridosso della cittá, invece vivono le popolazioni di etnia Tharu (40%). Seppur non evidente come in altre parti del Terai e seppur non cosí netto come questa classificazione lascia immaginare, é proprio tra questi due macro-gruppi che si sviluppa il conflitto sociale della cittá. Piú ricchi ed educati i primi, i secondi si sentono derubati di quella che un tempo era la loro terra che é stata loro tolta, secondo un comune detto, “per mezzo di inganni e con il benestare del governo centrale”.

La naturale tranquillità dei Tharu, insieme alla capacitá di alcuni leader locali di sviluppare importanti reti di collegamento con i maggiori centri di potere di Kathmandu, hanno fatto in modo che il conflitto rimanesse latente e per lo piú circoscritto alle recriminazioni verbali delle persone. Esistono tuttavia le potenzialitá perché il conflitto cresca ed é proprio in questo spazio che i nostri interventi si inseriscono con lo scopo di ridurre le possibilitá di una sua esplosione.

La struttura economica

Il tessuto economico della città ruota intorno alla proprietà della terra. I maggiori terra tenenti, grazie ai proventi derivanti dall´affitto delle loro terre, sono in grado di re-investire il denaro in altre attivitá economiche. Tali attività sono per lo più legate al commercio e riguardano l´acquisto di beni di consumo nella vicina e meno costosa India o nella capitale Kathmandu, approvvigionata soprattutto dal mercato cinese. Molti sono peró i senza terra nella zona e forti sono le diseguaglianze nella città. Nei discorsi di tutti i maggiori partiti politici, la riforma agraria sembra l´unica vera chiave per lo sviluppo di Tikapur.

Inoltre, data una popolazione estremamente giovane, una delle maggiori attività da reddito é l´educazione. A Tikapur esistono più di 40 scuole e molte ne esistono nei villaggi più vicini. Questo ha fatto in modo che la categoria dei maestri e dei professori diventasse una delle più importanti della città. Il conflitto di cui si accennava più sopra trova qui una più evidente manifestazione. La grande maggioranza delle persone educate e dei maestri provengono dalle zone collinari (Acham soprattutto) e sono loro che gestiscono nomine e incarichi tra le diverse scuole pubbliche e non.

COSA HA FATTO AVSF IN NEPAL

Il progetto ICEP

AVSF ha iniziato a lavorare in Nepal per appoggiare in maniera puramente solidaria alcune famiglie nepalesi. Nel 2003 ha formalizzato questa solidarietà nel progetto ICEP, Integreted Children Empowerment Program. Lo scopo del progetto, concluso a fine 2009, era l’assistenza a bambini e famiglie colpite dal conflitto armato.

L’area dell’intervento è stata colpita dalla guerra civile soprattutto dal 2003 fino alla firma degli accordi di pace nel 2006.

Il progetto prevedeva:

  1. la creazione di un orfanotrofio-ostello per circa 40 bambini;
  2. un programma di supporto all’educazione per bambini in gravi difficoltà socio economiche;
  3. programmi di sensibilizzazione sul diritto all’educazione.

Il partner locale

Nell’area dell’intervento collaboriamo con la nostra associazione sorella, VWF, Volunteers Without Frontiers, ONG nepalese formata per la realizzazione del progetto ICEP. Da una piccola ONG a carattere familiare, VWF sta tentando di diventare un’organizzazione rappresentativa della eterogenità etnica e regionale del Kailali. A Tikapur è l’unica organizzazione di questo tipo. Tale processo tuttavia è lungo, difficile e necessita di supporto internazionale e nepalese.

Il lavoro con i Kamaiya

AVSF da 5 anni sta garantendo ai bambini di tre accampamenti Kamaiya il diritto allo studio e all´educazione. Circa 60 bambini ogni anno, con un´etá compresa tra i 6 e i 10 anni, hanno partecipato a  corsi di educazione non formale attraverso i quali sono poi stati in grado di essere inseriti nelle scuole pubbliche.

Da due anni, è iniziato un programma di borse di studio rivolto esclusivamente a ragazze Kamaiya. Sono 60 le bambine che grazie a questo aiuto possono oggi ricevere educazione.

E´ poi partito un progetto pilota con un gruppo di madri dei bambini che stanno ricevendo la nostra educazione non formale. Lo scopo è insegnare alcune attività produttive come il cucito per poi poter in futuro costituire una cooperativa.

LA QUESTIONE DELLA TERRA

Essere Kamaiya

La parola “kamaiya” significa lavoro forzato e riguarda piú propriamente un tipo di contratto che veniva stipulato tra proprietari terrieri e braccianti. I braccianti si impegnavano a lavorare la terra in cambio di protezione, di cibo e di un salario. Nei fatti peró il salario non copriva le spese che le famiglie dovevano sostenere e per questa ragione nella maggior parte dei casi le famiglie chiedevano soldi in prestito al loro datore di lavoro. Nel momento in cui i debiti non erano onorati, i braccianti diventavano a tutti gli effetti “kamaiya” e come tali legati al loro proprietario per la vita, senza alcuna possibilitá di spostarsi o di decidere del loro futuro, vivendo in condizioni di mera sussistenza. In molti casi i Kamaiya erano venduti insieme alla terra o venivano scambiati tra proprietari terrieri della zona.

Sebbene l´essere Kamaiya non dipendesse dall´appartenza ad un certo gruppo etnico o casta, di fatto il 98% dei Kamaiya erano e sono dell´etnia Tharu. In Kailali, ad esempio, il 98,7% dei Kamaiya sono Tharu.

Con il progressivo affermarsi delle libertá politiche in Nepal, la questione dei Kamaiya é diventata di importanza nazionale e internazionale. Dall´ILO e da tutte le maggiori ONG nepalesi e non é stata esercitata una forte pressione sul governo nepalese per la loro liberazione. Nel 2000, 35.721 kamaiya sono stati affrancati dalla loro situazione di schiavitú e il contratto Kamaiya é diventato illegale per la legge Nepalese.

Tuttavia, nonostante la legge li abbia liberati, il governo si é mostrato incapace di trovare una soluzione concreta del problema. Dopo il loro affrancamento i Kamaiya hanno iniziato a reclamare il loro diritto alla terra. Secondo le statistiche ufficiali nel 2004 solo 12.019 Kamaiya avevano ricevuto terra dal governo mentre altri 23.702 continuano ad aspettare. Come meglio espresso dalle parole di uno dei loro leader, “ci dicono che siamo liberi, ma senza terra la nostra situazione é peggio di prima. Almeno prima ci svegliavamo e sapevamo cosa fare, ora dobbiamo cercare continuamente un lavoro che scarseggia. Ora viviamo nella piú completa instabilitá”.

Al tempo del loro affrancamento esisteva il problema di distinguere i Kamaiya dai normali senza terra nepalesi. Perché ció fosse possibile occorreva una lettera di presentazione del vecchio proprietario che certificasse lo status di Kamaiya. In questa maniera, i Kamaiya sono stati divisi in 4 diverse categorie in funzione della loro maggiore o minore necessità di aiuti dal governo. Molte persone, soprattutto donne, peró, non hanno mai ricevuto questa lettera a causa di problemi con i loro vecchi proprietari o per altri motivi. Per questa ragione il governo ora si rifiuta di considerarli Kamaiya e per questo non fornisce loro terra. Rispetto ai numeri ufficiali, dunque, ci sono molti altri Kamaiya che non sono considerati tali. Secondo dati ufficiali sono almeno 2.789 quelli in attesa di essere riconosciuti. Secondo i Kamaiya stessi il numero è però tre volte più alto.

La questione dei Mukta Kamaiya appare però sulla carta più facilmente risolvibile. Il movimento per la loro liberazione ha infatti creato uno spazio di accettazione sociale della loro presenza e di riconoscimento dei loro diritti che stempera abbastanza i toni della contesa. Il loro movimento è molto ben organizzato dalla Freed Kamaiya Society, un’organizzazione indipendente che coordina tanto la strategia politica del movimento quanto i progetti di sviluppo finanziati dalla cooperazione internazionale nei numerosi villaggi del Tarai occidentale. Attualmente la FKS conta anche due membri nell’Assemblea Costituente eletti col sistema proporzionale per il partito maoista.

I Sukumbasi

Il fenomeno dei Sukhumbasi è, al contrario, più complicato. Oggi, le occupazioni di terra sono numerose e apparentemente fuori controllo. Se i Kamaiya sono soprattutto un tema sociale, una “categoria protetta” tanto per l’opinione pubblica quanto per la legge e la comunità internazionale, i Sukhumbasi sono piuttosto un nodo politico, una categoria esistente solo per fini elettorali come bacino di voti.

La grande maggioranza proviene dalle zone collinari, e sono dunque considerati localmente, Pahari. Apparentemente in passato il fenomeno era costante ma più contenuto, e spesso di tipo stagionale. Non sembrano esistere dati ufficiali in merito, o è comunque difficile reperirne di affidabili, ma l’immigrazione e le occupazioni di terra sembrano essere aumentati di molto soprattutto durante gli anni del conflitto. Dagli incontri svolti e dalla documentazione raccolta possiamo supporre alcune spiegazioni che hanno originato questa massiccia migrazione verso la pianura, ma è impossibile, ad oggi, determinarne la effettiva validità. Tra le principali consideriamo:  la carenza di terra coltivabile nelle regioni d’origine e la qualità delle stessa; la pressione demografica sulla terra già scarsa che ha determinato l’impossibillità per le famiglie  numerose di ripartirla ulteriormente; l’assenza pressoché totale di mercati del lavoro diversi dal lavoro agricolo; l’incidenza di periodiche calamità naturali, quali alluvioni e inondazioni; la diffusa presunzione che nel Tarai la terra abbondi; il più alto rendimento della terra e la presenza di migliori vie di comunicazione per il commercio; la prossimità del confine indiano; la cruenza della guerra civile, in particolare i reclutamenti forzati del People Liberation Army e le ritorsioni della Royal Army contro i presunti collaborazionisti; le promesse elettorali a ridosso del voto riguardo la ripartizione di terra nel Tarai in caso di riforma agraria, e forse la stessa volontà politica di alcuni partiti di spostare parte della propria base elettorale verso regioni più contese.

IL NUOVO PROGETTO

Mantendo l’esperienza maturata fino ad oggi nel settore dell’educazione e la gestione della casa/ostello, AVSF intende affiancare alle normali borse di studio una attività di inserimento al lavoro per i giovani arrivati alla fine degli studi. Verrà quindi finanziato un programma di stage presso le attività commerciali della zona.

Accanto a ciò, è previsto un lavoro di supporto di Kamaiya e Sukumbasi per quanto riguarda il loro diritto a condizioni di vita dignitose. Saremo impegnati nella distribuzione di strumenti per l’irrigazione delle terre e per l’acqua potabile oltre che a corsi per la gestione sostenibile di tale risorsa. Collaboreremo alla realizzazione e al potenziomento delle scuole comunutarie presenti nei villaggi.

Maggiori informazioni sul progetto IDP – Integrated Developement Project, si trovano nella sezione del sito riservata ai progetti in Nepal.

 
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